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News Leonardo da Vinci in Valchiavenna nel 1490
Data inserimento : 25 agosto 2019

Oggi Leonardo è ricordato a Chiavenna dalla intitolazione della scuola superiore e del piazzale nei pressi dello stadio. Inoltre la scorsa amministrazione comunale, accogliendo la proposta del Centro di studi storici valchiavennaschi, ha riprodotto nel primo arco a sinistra del municipio le nove righe dedicate da Leonardo alla Valchiavenna. Per la verità nella bella stagione il tendone che copre i tavolini del vicino bar non ne favorisce la vista, ma si spera che si voglia provvedere quanto prima ad arretrarlo, eliminando l’inconveniente. La scrittura da destra verso sinistra Leonardo soleva scrivere da destra a sinistra, cioè nel senso inverso rispetto al nostro, il che fu interpretato come una scelta geniale, mentre in effetti era la conseguenza di una forma di dislessia. Sarebbe però suonato come mancanza di rispetto non presentare l’autografo originario e rivoltarlo, come si vedrebbe in uno specchio, solo per consentire la lettura al visitatore. Si è così scelto di riprodurlo tale e quale su plexiglas, materiale che, essendo trasparente, permette di leggere il testo dalla piazza come Leonardo lo ha voluto, mentre dall’interno del portico la lettura è possibile a tutti, o quasi, visto che la grafia quattrocentesca presenta le sue difficoltà per chi non la pratica. Per questo si sono poste due tabelle su entrambi i fronti con la trascrizione. Il testo fu steso da Leonardo nel 1490, secondo l’ultima datazione degli esperti, su uno dei 1119 fogli, oggi numerato 573 b. Gli appunti del grande scienziato, custoditi da quasi quattro secoli presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano, furono fissati su grandi pagine da atlante (da cui il nome di “Codice atlantico”) e nel 1968 raccolti in 12 volumi, mentre recentemente si è preferito sfascicolarli, permettendo una migliore conservazione e facilità di esposizione. Lo scopo principale del viaggio Leonardo era giunto trentenne nel 1482 a Milano da Firenze per mettersi al servizio di Ludovico il Moro, duca di fatto. Quanto allo scopo della sua visita in valle, è vero che nel 1490 a Chiavenna erano da due anni in costruzione, per ordine ducale, le mura di cinta a difesa dai Grigioni, ma non risulta dalle centinaia di lettere di quei decenni che egli vi abbia in qualche modo collaborato quale ingegnere ducale. Compaiono invece, come progettista, Ambrogio Ferrari, responsabile di tutte le fortificazioni del ducato, e come collaboratore il più noto Giovanni Antonio Amadeo, autore, tra l’altro, della Cappella Colleoni di Bergamo e della facciata della Certosa di Pavia. Più probabile che l’ingegnere toscano fosse in zona attratto, oltre che dalla volontà di conoscenza del ducato anche a settentrione, dal suo interesse per le acque, documentato in particolare dallo studio sulla navigabilità dell’Adda, che allora si gettava nel lago di Como insieme alla Mera, e particolarmente del tratto tra Lecco e Milano. Infatti, al foglio 388 dello stesso “Codice atlantico”, è illustrato un progetto databile 1508, anno di inizio del suo secondo periodo milanese. Riguarda uno sbarramento presso Paderno, in località Tre Corni, tramite una diga sul fiume, che avrebbe evitato le rapide e alimentato un canale parallelo da navigare. Un’anticipazione di oltre due secoli e mezzo, visto che il naviglio di Paderno sarà realizzato solo nel 1777! Le nove righe di Leonardo sulla valle Ma leggiamo insieme le nove righe, che trascriviamo così come le ha scritte Leonardo, solo dividendole per comodità con una barra. Valdiciavenna Su per lago di Como di ver Lamagna è valle di Ciavenna dove la Mera fiume mette in esso / lago. Qui si truova montagni sterili e altissime chon grandi scogli. In queste montagne / li uccielli d’acqua detti maragoni. Qui nasscie abeti larici eppini, daini stambuche chamo- / ze e teribili orsi. Non ci si pò montare se none a 4 piedi. Vannoci i villani a tempo delle / nevi chon grande ingiegni per fare trabochare gli orsi per esse ripe. Queste / montagni strette metano in mezo il fiume. Sono a desstra e assinisstra per isspatio / di miglia 20 tutte a detto modo. Truovasi di miglio in miglio bone osterie. Su / per detto fiume si truova chadute d’acqua di 400 braccia le quale fanno bel vedere. / Ecci bon vivere a 4 soldi per ischotto. Per esso fiume si chonduce assai legniame. Come si vede, l’attenzione all’acqua è prevalente negli appunti. Due volte è citato il lago di Como, di cui quello di Mezzòla è l’inizio, ben quattro volte il fiume Mera e una le cascate. Anche parlando di animali, prima di daini, stambecchi, camosci e orsi ricorda gli “uccielli d’acqua detti maragoni”, cioè i cormorani. E, dopo aver elencato le piante, dagli abeti ai larici e ai pini, un’ultima annotazione “acquatica”, tanto illogica messa lì alla fine da sembrare aggiunta in un secondo tempo: sulla Mera si trasporta molto legname per fluitazione. Lungo la Piana e la val Bregaglia La lunghezza di 20 miglia, indicata per la Valchiavenna, cioè meno di 36 chilometri, quanti intercorrono tra Colico e il confine di Villa di Piuro, oggi di Chiavenna, dimostra che Leonardo percorse solo la valle bagnata dalla Mera, cioè dalla Piana alla val Bregaglia fino al confine, con esclusione della val San Giacomo. Le cascate alte fino a 400 braccia, milanesi s’intende, cioè 240 metri di oggi, sono quelle dell’Acquafraggia, che hanno proprio quell’altezza dal ponte di Pigión al fondovalle. E qui, opportunamente, su una grossa pietra sono state recentemente incise le parole di Leonardo. Altre cascate possono essere quelle della Piana, come la Boggia presso Gordona, allora ben più ricca d’acqua di oggi, e quella della Pissarotta alla Somaggia. Nei suoi appunti, dopo la descrizione geografica della valle verso la Germania o Alemagna (“di ver Lamagna”), dopo quella naturalistica con alberi, animali e soprattutto “sterili e altissime” montagne, passa agli abitanti (“i villani”) che vi salgono d’inverno per cacciare gli orsi con grandi trabocchetti (“ingiegni”). Poi, di nuovo, dopo avere ripreso l’argomento dei monti che dovettero stupirlo non poco, torna alla qualità della vita, legata alle numerose “bone osterie”. Visto che, nelle note di altre zone, a cominciare dalla “Voltolina”, egli non parla di osterie, amo pensare ai crotti, che vide solo qui e probabilmente frequentò, vista l’annotazione secondo la quale in valle si poteva vivere con quattro soldi di conto (“per ischotto”). “D’alti e teribili monti“ Leonardo tratta anche nelle otto righe dedicate alla “Voltolina”. Poco diverse le parole per quelle di Bormio, “terribili e piene sempre di neve”, ma poste sotto il titolo “Valle d’Introzzo”, cioè Val Varrone, mentre delle undici intitolate “A Bormi” solo le cinque parole iniziali su quei bagni sono in tema. Tutto il resto concerne località sul lago di Como e ancora le montagne “di valle Ciavenna”, annoverate tra “i maggior sassi scoperti”. Tanto devono averlo impressionato! Guido Scaramellini


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